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Tuttoapostrofo

La storia di Tuttoapostrofo      

"LOT"

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Quella sera si fece buio prima del solito.

Frank Mallory diede  un’occhiata al cielo, che si era incupito pesantemente.

Un altro maledetto temporale, biascicò tra sè il fattore, affrettandosi a far rientrare i cavalli  all’interno della stalla. Gli animali erano già tremendamente irrequieti.

Frank li sistemò velocemente,  proprio mentre le prime gocce di pioggia cominciavano a bucare la terra.

Fu uscendo dalla stalla che lo vide.

Inizialmente non era altro che una strana macchia scura e indefinita, al di sopra degli alberi, in lontananza. Frank si mise ad osservarla dubbioso. La macchia si avvicinava, fluttuando  lentamente nell’aria. E ingrandendosi.

La pioggia aveva preso a picchiare forte. Frank, che se ne stava immobile sotto il porticato, incominciò a sentirsi a disagio.

 

Che cosa diavolo sta succedendo?

 

Un tuono assordante sembrò squarciare in due la terra. La macchia era più vicina. Sebbene fosse ormai già  completamente buio, Frank incominciò a distinguerne le fattezze.

Un enorme, orribile mostro squamato. Un cupo demone che solcava il cielo. Una terribile ombra scura che  incombeva su di lui.

Il disagio si trasformò ben  presto in paura.

 

E’ venuto per me. E’ qui per me.

 

Frank Mallory temeva questo  momento.

 

E’ la fine di tutto.

 

La sua coscienza non era pulita, il suo passato fin troppo torbido. Frank lo sapeva bene.

Un fulmine si abbattè sulla  grossa quercia. Il fienile prese fuoco.

Frank tentò di arginare le fiamme, ma l’impresa era disperata. Gli tremavano le gambe, si sentiva gli occhi del demone puntati addosso.

 

Spegniti, cazzo, spegniti!

 

La tormenta era al culmine. Il fuoco divampava. Nemmeno la pioggia incessante era più in grado di fermarlo.

Mallory si girò, e vide che il mostro era già su di lui. Nell’oscurità gli sembrò di scorgere sul suo volto  deforme un ghigno malvagio.

Allora, completamente fuori di sé, l’uomo afferrò il forcone, e si fece sotto alla bestia agitandolo come un pazzo.

Forza! Vieni a prendermi! –  gridò –  Fatti sotto lurido bastardo! Io non ho paura di te!

Ma il tempo di Frank Mallory era scaduto.

Un secondo fulmine si scaricò  sul suo forcone alzato imprudentemente verso il cielo, con una violenza inaudita. Il povero Frank si accasciò al suolo, senza nemmeno il tempo di  chiedere perdono per i suoi peccati.

L’ultima cosa che vide prima di chiudere gli occhi fu la nera sagoma del mostro, che si allontanava,  lentamente, così come era venuta, nella tempesta.

 

Nello stesso momento, a molte  miglia di distanza, Jacob il custode stava osservando perplesso uno dei cavi  metallici. Proprio non riusciva a capire come avessero potuto spezzarsi.

Stringendolo ancora tra le mani alzò lo sguardo al cielo, poi verso l’orizzonte, rassegnato.

Dell’orripilante Lot – l’enorme pallone aerostatico a forma di mostro squamato, mascotte della tradizionale rassegna horror del paese – non c’era più traccia. Evidentemente il  forte vento della notte se l’era portato già via, chissà dove, lontano.

Jacob il custode stette in silenzio ancora per qualche istante poi, solo lievemente irritato, gettò a terra il cavo, accompagnando il gesto con una pigra scrollata di spalle.

Non era nient’altro che un pallone, considerò infine. Nient’altro che uno stupido pallone volato via. E che diamine! Non sarà certo la fine del mondo…

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