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La storia di Rincoceronte
Mi chiamo Andrea o meglio questo era il mio nome prima di diventare questa fottuta massa di fango, prima di quel maledetto giorno in cui, assieme a Pietro e Franco, si decise di andare a pescare su quel torrente che da ragazzini era così fresco e pulito. Ma la realtà purtroppo spesso ha la fastidiosa abitudine di non corrispondere alle nostre aspettative... E in effetti la scampagnata prometteva male: stavamo per tornare a casa - magari lo avessimo fatto - di fronte alla scoperta che l'acqua di quel rigagnolo - gelatinosa e schiumosa - ormai aveva perso qualsiasi caratteristica originale. E invece Pietro ci spronò ad andare avanti, per cercare le cause di quel disastro ecologico. E così ci ritrovammo a risalire un condotto sotterraneo da cui fuoriusciva un rigagnolo arancione che finiva nel torrente. E poi a illuminare le pareti ricoperte di muschio e ragni con le nostre torce fingendo un'allegria esasperata per mascherare l'inquietudine che, assieme al freddo, iniziava a penetrare i nostri pesanti completi da pesca.
E così tra battute e scherzi andavamo avanti nel cunicolo. Fino a quando una serratura arrugginita che fermava una saracinesca ci sbarrò il cammino. Illuminando il rigagnolo che fuoriusciva dalla chiusura capimmo subito che qualcosa non andava. Accanto alla saracinesca infatti un nugulo di creaturine improbabili si agitava alla luce della lampada. Pietro iniziò a girare la ruota connessa alla serratura quasi per gioco. L'ultima cosa che ricordo è la sua faccia stupita mentre il getto di liquido putrido mi investiva.
E così sono rimasto solo. Al risveglio ho visto Pietro e Franco trasformati in escrescenze di carne dalle mille teste che si contorcevano nell'agonia di una struttura vitale biologicamente impossibile. Io ero stato più fortunato. O meglio io ero ancora vivo, sotto le assurde sembianze di un mostruoso ammasso di fango.
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