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La storia di Martor
Dal diario di Martin Mallory.
La prima domanda è: in quale giorno, a quale ora arriva l'Apocalisse?
Io ho studiato, e mai avevo sentito dire nulla in proposito. Dopo che questa strana faccenda è cominciata sono tornato a controllare. Sulla Sacra Bibbia, si intende. Non ho trovato nemmeno un vago accenno. Una cosa, però, mi ha sorpreso: ecco, sembrerà una cosa sciocca, ma sono sincero quando dico che mi ha colpito. Be', in quel libro - il Libro Sacro, ovvio - se c'è una cosa che capisci al volo è che l'Apocalisse la senti arrivare. Quest'Apocalisse qui, invece, be' è arrivata di soppiatto: semplicemente, ieri, all'alba, quando mi sono svegliato per fare il primo giro della stalla, ho alzato lo sguardo ed era lassù. Senza un rumore, senza nulla. Una macchia scura che si muoveva in grandi cerchi. Ho dovuto aspettare il sole, per vedere bene cosa fosse.
La seconda domanda è: sotto quale forma arriva l'Apocalisse?
Mi pareva si parlasse, nella Bibbia, di sette sigilli e un Agnello e sette angeli con sette trombe e una serie infinita di catastrofi. Ma da nessuna parte si parla di mostri squamati. Insomma, voglio essere chiaro: non sono uno scettico, ma voglio essere sicuro, prima di buttarmi anche io in ginocchio come Tommy e Yoko e gli altri. Qui abbiamo almeno 60 vacche da mandare avanti, e i cavalli, le pecore, le galline e 5 oche. E il campo di granturco e il frutteto. Insomma qui c'è lavoro per tutti, e tutti devono lavorare. Se non lo faccio voglio almeno che sia per un motivo valido.
La terza domanda è: come si può fermare l'Apocalisse?
Be', in teoria fermarla è impossibile. Però la settima tromba ancora non è suonata. Anzi, a dire il vero, io di trombe non ne ho sentita nemmeno una. L'unica cosa che si è suonato qui è stata la campana della sveglia. L'ho suonata per mezz'ora filata, ieri mattina, finché non sono usciti tutti per vedere che diavolo fosse capitato. Il primo ad uscire è stato Tommy, che si è consumato le dita facendo il segno della croce, così come mamma. Yoko ci ha messo dieci minuti buoni per capire che non si trattava solo di una grossa cornacchia, ma dopo non è stata da meno. Papà non ha aperto bocca, non voleva mostrarsi preoccupato. Però con quelle sue manone stringeva tanto forte le colonne del portico che credetti che sarebbero andate in polvere da un momento all'altro.
Quando ormai eravamo stanchi di tenere il naso in aria e gli occhi ficcati in quel mostro svolazzante, è arrivato anche nonno Hieronymus. Ero già tornato di buon umore e mi sono divertito a punzecchiarlo come al solito. "Visto, vecchio? Sta succedendo quello che dipingeva quel tuo parente dell'Europa..."
"Parente? Un parente che dipinge?!"
"Ma sì... Ricordi? L'altra sera, quando eri ubriaco, mi hai raccontato che tua madre ti ha dato quel nome assurdo in onore di un cugino d'Olanda che nel '400 faceva gran quadri..."
"Un cugino del '400...? Ragazzo, Hieronymus era il più grande allevatore di vacche che l'America ricordi!"
"Certo, certo, nonno. Di' la verità: hai un cuore d'artista!"
"Ti giuro che se non la pianti prenderò a calci quel tuo sedere da impertinente!"
Poi l'ho visto entrare in casa per uscire un secondo più tardi. Aveva in mano la carabina. L'ha caricata e l'ha puntata verso il mostro. "Avanti, uccellaccio schifoso, ti faccio vedere! Sarò io a fermarti e rimandarti all'inferno!!", ha gridato, iniziando a sparare.
Il vecchio Hieronymus Mallory è matto come un cavallo.
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