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La storia di Cavalcante
E’ verso sera. La signorina Rottelmaier avanza col suo fascio di erbe per il condimento. Io sono appostato nell’ombra. Il mio cognome è Mallory ma il mio nome non lo conoscerete. Non oggi almeno.
La signorina Rottelmaier avanza verso di me mentre alle mie spalle l’ombra enorme del mostro squamato si allunga a coprire in modo soprannaturale la mia figura.
Qualcuno continua come se nulla fosse. L’Apocalisse sta per scatenarsi, se non si è già scatenata, e qualcuno continua come se nulla fosse. Credono ancora di vivere in eterno. Credono ancora che le cose si aggiusteranno. Nulla si aggiusterà. Possiamo solo raccogliere i grumi di miele in mezzo ai cocci del vaso rotto.
La signorina Rottelmaier avanza.
Poi si ferma e mi riconosce.
- “Ah, è lei!” – dice.
- “Sì, sono io” – dico.
L’intenzione della signorina Rottelmaier sarebbe ancora quella di avanzare. La blocco con un braccio. La guardo negli occhi. Il mio viso è nel suo.
- “Dove crede di andare, signorina Rottelmaier?”.
- “Io… io devo andare a cucinare” – dice ma senza convinzione.
Le prendo le erbe per il condimento e lei mi lascia fare con la stessa espressione confusa di chi all’improvviso viene ridestato da un sogno.
- “Si denudi, signorina Rottelmaier”.
- “Come?”.
- “Si denudi ho detto!!!”.
- “Ma…”
- “Non mi ha ancora capito?! Le ho detto di denudarsi!!!”.
- “Lei…” – balbetta la signorina – “Lei è impazzito!”.
- “Glielo ripeto ancora per una volta. Si denudi. Completamente. Qui. Ora”.
Negli occhi della signorina Rottelmaier comincia a salire la paura ma poi, vedendo il mio sguardo, ella si accorge che la paura non è il sentimento da provare in quel momento. Continua a fissarmi come per cercare cosa deve fare veramente o quantomeno per tentare di capire.
Io raccolgo il suo sguardo e mi giro tentando di indirizzarla con gli occhi all’immonda creatura che si muove sonnolenta e inesorabile alle nostre spalle, al mostro squamato che ha cancellato il sole.
- “Crede che farà differenza quel fascio di erbe per il condimento che porta con sé? Crede che cambierà le nostre vite nelle prossime ore? Io non credo, signorina Rottelmaier. Credo anzi che dovrebbe accettare di buon grado il mio invito. E denudarsi. Qui ed ora”.
La signorina Rottelmaier non ha mai staccato gli occhi dai miei, intessendo con essi un dialogo indipendente dalle nostre volontà, dai nostri cervelli. Questo dialogo ha dato una risposta ai suoi dubbi già molto prima delle mie parole.
Senza tradire alcuna emozione particolare comincia a svestirsi, lasciando cadere i suoi abiti uno ad uno. La invito a togliere anche il piccolo braccialetto e il laccio per i capelli. Lei li appoggia con noncuranza al suolo come il resto del suo vestiario.
Completamente nuda, lo sguardo libero, guarda di nuovo alle mie spalle. E’ enorme, impossibile da domare. Per lui non siamo che insetti. Il caos sta strisciando assieme a lui.
- “Decine di creature scure sembrano staccarsi dalla sua schiena” – le dico – “Danno l’illusione di scomparire mentre precipitano al suolo, ma non è così. In fattoria li chiamano Ombre di Sho-Shep”.
Lei non mi ascolta. Mi toglie gli abiti uno ad uno e facciamo l’amore.
Attorno a noi un piccolo gruppo di caccia di ombre di Sho-Shep ci supera strisciando, saltando e rotolando, senza accorgersi di noi.
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